Putignano, le tradizioni del Carnevale

Il carnevale di Putignano tra i più amati D'Italia, pieno di tradizioni e riti popolari.



Ancora oggi persistono, indelebili nel tempo, al Carnevale di Putignano, gli antichi riti della tradizione carnevalesca, quali:

Il 26 dicembre, data di inizio del Carnevale, durante la solenne processione di S. Stefano, protettore di Putignano, il Presidente della Fondazione Carnevale continua ad offrire, per devozione, come da antica tradizione un grosso cero al Presidente del Comitato Feste Patronali che lo porta in processione.

Le origini di questo rito si perdono nel tempo; sicuramente questo gesto di devozione, e di quasi sottomissione, serviva ad ingraziarsi il clero ed a farsi perdonare in anticipo i tanti peccati che nel lungo periodo carnevalesco sarebbero stati certamente commessi.

Durante il periodo compreso tra le Propaggini e l'ultimo Corso Mascherato, il Carnevale si snoda attraverso i festeggiamenti dei vari "Giovedì".

Il loro numero è soggetto a variazione secondo la data in cui cade la Pasqua, ed in genere non sono mai più di sette.
Fino ad alcuni decenni fa, per gli abitanti di Putignano, i giovedì erano occasione di divertimento sia attraverso scherzi di ogni genere, sia con le feste organizzate in piccoli locali detti "iósere" dove era possibile ballare e divertirsi.

Dopo una lunga interruzione, il 02 Febbraio 1935, giorno della Candelora, un gruppo di artigiani ripropose anche l'antica festa dell'Orso.
Festa scaturita e collegata alle realtà agricolo-pastorali dell'Italia e dei Paesi del Mediterraneo e presente anche in numerosi carnevali dello stesso bacino.
Un artigiano, comunque, per diversi decenni, precedenti al '35, da solo aveva continuato la tradizione. Infatti nel giorno della Candelora, indossando un domino e con il viso dipinto, egli girava per tutto il paese portando al guinzaglio un orso o meglio un suo dipendente travestito da orso (morso dei cavalli compreso). Trascorreva, così, l'intera giornata facendo e ricevendo scherzi di ogni genere.

Dal tardo pomeriggio del lunedì, penultimo giorno di Carnevale, ed un tempo per tutta la notte per i tantissimi piccoli locali (detti "iósere") e varie sale da ballo presenti, un falso prete, con falsi paramenti sacri insieme a chierichetti che portano incenso, ceri ed ombrellone da cerimonia aperto, impartisce l'estrema unzione al Carnevale morente, servendosi di uno scopino bagnato nell'acqua contenuta in un vaso da notte.
Il morente però è immaginario non esistendo nè un fantoccio, nè una persona viva a rappresentarlo.

" Lo Ndondaro " ( = Frastuono )
Una gioiosa e rumoreggiante mascherata si teneva nel primo pomeriggio del Martedì Grasso.
Quasi all'improvviso, al grido di " U nDondr ", una variopinta e mascherata moltitudine di cittadini di ogni ceto, armata di pentole, coperchi, strumenti musicali ed altri attrezzi idonei a far rumore si riversava nella "Chiancata", anello principale del centro storico;
confluendo, poi, verso il municipio per prelevare con allegria il Sindaco che, insieme alle altre autorità si mescolava tra la folla festosamente tumultuosa.
L'assordante corteo, in cui tutti facevano e ricevevano scherzi, terminato il previsto percorso ed accompagnato il Sindaco con le altre autorità al municipio, si scioglieva.

Il Martedì Grasso, subito dopo la sfilata, che negli ultimi anni inizia alle 18:00 con i carri illuminati, si dà inizio al solenne corteo funebre di Carnevale; la cui imminente fine era un tempo preannunciata dal mattino con malinconiche e sofferenti maschere che, urlando, vagavano per le strade del paese ed a quelli che incontravano o asciugavano le lacrime con un ruvido fazzoletto o li battevano con una fune per farli piangere.

La Campagna dei maccherroni

tratta di un rito molto antico, presente anche in altri centri del meridione, rimasto in auge fino alla metà dell'ottocento e poi bruscamente interrotto.
Anticamente, la sera del Martedì Grasso, un'ora prima della mezzanotte, il campanone della Chiesa Madre cominciava a scandire lentamente 365 rintocchi (uno per ogni giorno dell'anno) per ricordare ai putignanesi che il tempo delle feste e degli eccessi era finito e stava per cominciare quello della penitenza.
Solo nel 1997 questa tradizione è ritornata in vita, trasformata in una festa di piazza, grazie agli studi del professor Pietro Sisto e all'impegno di una associazione culturale.

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